Vorrei veramente
fare a meno di commentare certi interventi che dovrebbero avere uno spessore storico-culturale,
sia perché sono in sé inutili e ridicoli, sia per non sprecare il tempo in simili
controversie. Ma quando la leggerezza e noncuranza dei dati e del buon senso sono
paradigmatici di un modus operandi di certe agenzie di manipolazione di massa delle
menti e di orientamento della pubblica opinione su temi delicati, che però per motivi
biecamente ideologico-politici vengono trattati sì da perpetuare vecchi pregiudizi
e non far progredire e gli studi e la coscienza collettiva su certe questioni irrisolte,
è opportuno dice due parole.
Il casus belli
è un breve articolo, apparso domenica 22 aprile 2018 sul supplemento “Il Piacere
della Lettura” del QN(Nazione, Resto del Carlino. Giorno). Dal momento che queste
testate sono molto diffuse in vaste aree del Paese e, stante la brevità del suddetto
articolo, tale da poter essere letto o semiletto da un gran numero di persone, vogliamo
dimostrare o l’incapacità dell’autore, o peggio, la sua malafede.
Il titolo recita:
“Himmler, la fuga nel mistero”. L’autore è un certo Marco Buticchi, di cui, chiedo
venia, non conosco né studi né ricerche.
Cito l’incipit:
“Quando, per i miei scritti [quali professore? N.d.R] decisi di approfondire il
tema del nazismo,ero animato da una convinzione: alla luce dei successi sul campo
e delle tecniche militari innovative, i dirigenti
politici del Reich dovevano essere degli esperti condottieri, dei generali dal piglio
napoleonico”
Fermiamoci. Il
lettore comune, di cultura medio-bassa e quasi nulla in materia di III Reich, cosa
ricava? L’autorevolezza dello scrivente in materia, che però non ci rammenta nessun
suo lavoro che lo renda tale, e i suoi altrettanto presunti studi sul nazismo.
Andiamo avanti.
“Mi resi conto, invece, che, fatta eccezione per pochi [quali professore..i nomi,
please! N.d.r.], buona parte dei vertici del partito nazionalsocialista erano digiuni
di tattiche di guerra”. E rincara la dose: “C’era chi vendeva polli e sementi, chi
prodotti petroliferi, chi si affacciava senza successo nel mondo dell’arte”
Ecco lanciata
la prima bomba mistificatoria. Cosa rimane ad un lettore sprovveduto di quanto detto
finora? Che i nazisti, pur avendo ottenuto “successi sul campo e delle tecniche militari innovative”, erano degli
emeriti cretini. Come se per essere buoni strateghi si dovesse essere addottorai
in Storia militare. Queste prime battute hanno lo scopo, palese o meno, di tratteggiare
i nazisti nei termini macchiettistici che la propaganda alleata e vincitrice del
II conflitto globale ci ha fatto credere per oltre settant’anni.
La parte centrale
dell’articolo è impossibile da commentare ad
locum, in quanto, trattando di esoterismo nazista, sciorina una molte di dati
così raffazzonati che dimostrano come l’autore abbia letto degli ultrabignami in
materia.
Arriviamo all’altra
domanda che lo scrivente si è posto. “Davvero quei criminali di guerra sono morti
nei tempi e nei modi, riportati nelle cronache?” Nelle cronache? Quelle di Nonna
Papera. No, è la vulgata storiografica ufficiale che ci ha fatto credere ciò che
l’articolista ora nega. Ma la sua saccenteria lo porta trionfalmente a dichiarare:
“Ormai si ha certezza [sono in corso studi, non ci sono ancora prove inoppugnabili.
Altra cialtroneria pseudo-culturale e storiografica n.d.r.] che i nazisti avessero
predetto per tempo la disfatta [le ragioni erano altre, si trattava del piano B
che ogni buon stratega dovrebbe avere. Il professorone dovrebbe saperlo, visto la
sua presunta autorità in materia n.d.r.] e si fossero organizzati per scampare alla
cattura da parte dei vincitori del conflitto”.
E poi propina
ai suoi disgraziati lettori la minestra riscaldata della fuga in Argentina con partenza
da Genova – sottotraccia la vecchia storia per cui Siri avrebbe aiutato i fuggiaschi?-
e l’accoglienza di Peron. Ma qui inciampa in una ridicola contraddizione.
Dice: “Lì [In Argentina n.d.r.] caudilli come Juan
Domingo Peron accoglievano i ricercati perché avevano le tasche piene dell’oro razziato e la testa piena di tecnologia
d’avanguardia” Oh my God! Avevano una mole di tecnologia d’avganguardia? E come
l’avevano ricevuta, se erano pollivendoli e artisti falliti?
Ma la folle analisi
storica prosegue verso l’abisso del ridicolo e del grottesco.
“Nella rete del
celebrato processo di Norimberga finirono solo pesci piccoli. Quelli grossi avevano
abbandonato il campo..”. Quindi, l’illustre storico che ci illumina sulla questione
ci dice che il pomposamente celebrato processo di Norimberga, che la storiografia
ufficiale ci ha propinato per decenni come evento epocale, era un pagliacciata micidiale,
orchestrata non solo per la fuga in Sud America di alcuni, ma per accogliere altri
nei Paesi vincitori, in primis gli Usa, in modo da sfruttare le notevoli loro conoscenze.
A questo punto
vi domanderete: “ Ma che fine ha fatto la fine di Himmler?”.
Relegata ad un
veloce quanto generico trafiletto finale, condito di corbellerie di questo genere: “..il luogo di sepoltura di Himmler non
è più rintracciabile [Ipse dixit? N.d.r.] per non alimentare un culto malsano” Culto
esoterico alla Himmler o su Himmler? Non approfondiamo. E con una chiusa degna dei canti di malebranche
dell’inferno dantesco: “Ma anche per non regalare ai posteri le certezze loro dovute
sull’espiazione delle colpe di una follia fratricida”. Periodo macchinoso e farraginoso
che pone un amen alla tortura di questo breve- Deo gratias!- intervento.
Cosa imparare
da tutto ciò?
Che nel 2018
persiste ancora una Nazi-fasciofobia, alimentata per ragioni di mero interessa di
parte, che nega certi dati storici incontrovertibili, pone in modo manicheo una
dicotomia tra il bene assoluto (i vincitori..presunti) e il male assoluto ( i presunti
sconfitti). Mantenendo questo complesso di stupidità palesi e di pregiudizi inveterati,
si vuole costringere le masse popolari, schiavizzate dai regimi della “democrazia”
massonico-liberale post-belllica, a credere di vivere nel miglio mondo possibile,
nell’Eden del libero mercato e della vita precarizzata della globalizzazione 2.0
In questo senso,
vanno pure feste divisive come 25 aprile e 2 giugno, ben inoculate come il memorial
day del 27 gennaio, per mantenere buoni i goym e non farli fiatare.
Ma – come di
uno un giorno- VERITAS LIBERABIT NOS!
La Verità si
potrà pure mettere sotto il tappeto come la polvere, ma prima o poi riemergerà in
tutto il suo scintillante splendore.
Vostro Dean Corso
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