martedì 24 aprile 2018

La fuga di Himmler e lo stupidario nazi-fasciofobico


Vorrei veramente fare a meno di commentare certi interventi che dovrebbero avere uno spessore storico-culturale, sia perché sono in sé inutili e ridicoli, sia per non sprecare il tempo in simili controversie. Ma quando la leggerezza e noncuranza dei dati e del buon senso sono paradigmatici di un modus operandi di certe agenzie di manipolazione di massa delle menti e di orientamento della pubblica opinione su temi delicati, che però per motivi biecamente ideologico-politici vengono trattati sì da perpetuare vecchi pregiudizi e non far progredire e gli studi e la coscienza collettiva su certe questioni irrisolte, è opportuno dice due parole.
Il casus belli è un breve articolo, apparso domenica 22 aprile 2018 sul supplemento “Il Piacere della Lettura” del QN(Nazione, Resto del Carlino. Giorno). Dal momento che queste testate sono molto diffuse in vaste aree del Paese e, stante la brevità del suddetto articolo, tale da poter essere letto o semiletto da un gran numero di persone, vogliamo dimostrare o l’incapacità dell’autore, o peggio, la sua malafede.
Il titolo recita: “Himmler, la fuga nel mistero”. L’autore è un certo Marco Buticchi, di cui, chiedo venia, non conosco né studi né ricerche.
Cito l’incipit: “Quando, per i miei scritti [quali professore? N.d.R] decisi di approfondire il tema del nazismo,ero animato da una convinzione: alla luce dei successi sul campo  e delle tecniche militari innovative, i dirigenti politici del Reich dovevano essere degli esperti condottieri, dei generali dal piglio napoleonico”
Fermiamoci. Il lettore comune, di cultura medio-bassa e quasi nulla in materia di III Reich, cosa ricava? L’autorevolezza dello scrivente in materia, che però non ci rammenta nessun suo lavoro che lo renda tale, e i suoi altrettanto presunti studi sul nazismo.
Andiamo avanti. “Mi resi conto, invece, che, fatta eccezione per pochi [quali professore..i nomi, please! N.d.r.], buona parte dei vertici del partito nazionalsocialista erano digiuni di tattiche di guerra”. E rincara la dose: “C’era chi vendeva polli e sementi, chi prodotti petroliferi, chi si affacciava senza successo nel mondo dell’arte”
Ecco lanciata la prima bomba mistificatoria. Cosa rimane ad un lettore sprovveduto di quanto detto finora? Che i nazisti, pur avendo ottenuto  “successi sul campo  e delle tecniche militari innovative”, erano degli emeriti cretini. Come se per essere buoni strateghi si dovesse essere addottorai in Storia militare. Queste prime battute hanno lo scopo, palese o meno, di tratteggiare i nazisti nei termini macchiettistici che la propaganda alleata e vincitrice del II conflitto globale ci ha fatto credere per oltre settant’anni.
La parte centrale dell’articolo è impossibile da commentare ad locum, in quanto, trattando di esoterismo nazista, sciorina una molte di dati così raffazzonati che dimostrano come l’autore abbia letto degli ultrabignami in materia.
Arriviamo all’altra domanda che lo scrivente si è posto. “Davvero quei criminali di guerra sono morti nei tempi e nei modi, riportati nelle cronache?” Nelle cronache? Quelle di Nonna Papera. No, è la vulgata storiografica ufficiale che ci ha fatto credere ciò che l’articolista ora nega. Ma la sua saccenteria lo porta trionfalmente a dichiarare: “Ormai si ha certezza [sono in corso studi, non ci sono ancora prove inoppugnabili. Altra cialtroneria pseudo-culturale e storiografica n.d.r.] che i nazisti avessero predetto per tempo la disfatta [le ragioni erano altre, si trattava del piano B che ogni buon stratega dovrebbe avere. Il professorone dovrebbe saperlo, visto la sua presunta autorità in materia n.d.r.] e si fossero organizzati per scampare alla cattura da parte dei vincitori del conflitto”.
E poi propina ai suoi disgraziati lettori la minestra riscaldata della fuga in Argentina con partenza da Genova – sottotraccia la vecchia storia per cui Siri avrebbe aiutato i fuggiaschi?- e l’accoglienza di Peron. Ma qui inciampa in una ridicola contraddizione.
 Dice: “Lì [In Argentina n.d.r.] caudilli come Juan Domingo Peron accoglievano i ricercati perché avevano le tasche piene  dell’oro razziato e la testa piena di tecnologia d’avanguardia” Oh my God! Avevano una mole di tecnologia d’avganguardia? E come l’avevano ricevuta, se erano pollivendoli e artisti falliti?
Ma la folle analisi storica prosegue verso l’abisso del ridicolo e del grottesco.
“Nella rete del celebrato processo di Norimberga finirono solo pesci piccoli. Quelli grossi avevano abbandonato il campo..”. Quindi, l’illustre storico che ci illumina sulla questione ci dice che il pomposamente celebrato processo di Norimberga, che la storiografia  ufficiale ci ha propinato per decenni  come evento epocale, era un pagliacciata micidiale, orchestrata non solo per la fuga in Sud America di alcuni, ma per accogliere altri nei Paesi vincitori, in primis gli Usa, in modo da sfruttare le notevoli loro conoscenze.
A questo punto vi domanderete: “ Ma che fine ha fatto la fine di Himmler?”.
Relegata ad un veloce quanto generico trafiletto finale, condito di corbellerie di questo  genere: “..il luogo di sepoltura di Himmler non è più rintracciabile [Ipse dixit? N.d.r.] per non alimentare un culto malsano” Culto esoterico alla Himmler o su Himmler? Non approfondiamo.  E con una chiusa degna dei canti di malebranche dell’inferno dantesco: “Ma anche per non regalare ai posteri le certezze loro dovute sull’espiazione delle colpe di una follia fratricida”. Periodo macchinoso e farraginoso che pone un amen alla tortura di questo breve- Deo gratias!- intervento.
Cosa imparare da tutto ciò?
Che nel 2018 persiste ancora una Nazi-fasciofobia, alimentata per ragioni di mero interessa di parte, che nega certi dati storici incontrovertibili, pone in modo manicheo una dicotomia tra il bene assoluto (i vincitori..presunti) e il male assoluto ( i presunti sconfitti). Mantenendo questo complesso di stupidità palesi e di pregiudizi inveterati, si vuole costringere le masse popolari, schiavizzate dai regimi della “democrazia” massonico-liberale post-belllica, a credere di vivere nel miglio mondo possibile, nell’Eden del libero mercato e della vita precarizzata della globalizzazione 2.0
In questo senso, vanno pure feste divisive come 25 aprile e 2 giugno, ben inoculate come il memorial day del 27 gennaio, per mantenere buoni i goym e non farli fiatare.
Ma – come di uno un giorno- VERITAS LIBERABIT NOS!
La Verità si potrà pure mettere sotto il tappeto come la polvere, ma prima o poi riemergerà in tutto il suo scintillante splendore.
Vostro Dean Corso

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